{"id":1354,"date":"2022-12-22T09:57:00","date_gmt":"2022-12-22T08:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/associazioneson.wordpress.com\/?p=1236"},"modified":"2023-08-11T07:47:55","modified_gmt":"2023-08-11T07:47:55","slug":"il-settimanale-famiglia-cristiana-racconta-abitiamo-il-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazioneson.org\/?p=1354","title":{"rendered":"Il settimanale Famiglia Cristiana racconta &#8220;Abitiamo il futuro&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel numero di Famiglia Cristiana, in edicola da gioved\u00ec 15 a mercoled\u00ec 21 dicembre, tre pagine dedicate a SON, con immagini e voci di tutti i protagonisti di &#8220;Abitiamo il futuro&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<div data-wp-interactive=\"core\/file\" class=\"wp-block-file\"><object data-wp-bind--hidden=\"!state.hasPdfPreview\" hidden class=\"wp-block-file__embed\" data=\"https:\/\/www.fondazioneson.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/2022_12_15_famiglia-cristiana_son.pdf\" type=\"application\/pdf\" style=\"width:100%;height:600px\" aria-label=\"Incorporamento di SCARICA IL PDF.\"><\/object><a id=\"wp-block-file--media-72d56507-99e7-416a-b7c5-297181593b1a\" href=\"https:\/\/www.fondazioneson.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/2022_12_15_famiglia-cristiana_son.pdf\">SCARICA IL PDF<\/a><a href=\"https:\/\/www.fondazioneson.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/2022_12_15_famiglia-cristiana_son.pdf\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" download aria-describedby=\"wp-block-file--media-72d56507-99e7-416a-b7c5-297181593b1a\">Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>QUI DI SEGUITO IL TESTO DELL&#8217;ARTICOLO<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un villaggio della cura, intesa come <em>care<\/em> ovvero interessarsi all\u2019altro, predersi cura dell\u2019altro e in cui abitare il futuro. \u00c8 questa \u00abl\u2019ultima follia della carit\u00e0\u00bb &#8211; come lui stesso ama definirla &#8211; di don Virginio Colmegnaper vent\u2019anni presidente della Casa della Carit\u00e0 a Milano. Dal nome emblematico Son, ovvero \u201cfiglio\u201d in inglese, ma anche come l\u2019acronimo di \u201csperanza oltre noi\u201d. \u00abUn villaggio solidale dove costruire il \u201cdopo di noi\u201d durante noi\u00bb spiega Colmegna \u00abuna nuova avventura in questa fase della vita caratterizzata anche per me dalla fragilit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insieme e intorno a lui tante famiglie segnate dalla disabilit\u00e0 che hanno pensato e sognato questo spazio. La scintilla \u00e8 stata la domanda di Antonio, il figlio di Luciano Scotuzzi, presidente di Son, scomparso prematuramente un anno e mezzo fa. \u00abUn giorno ci ha chiesto: \u201cquando tu e la mamma sarete morti chi mi guarda?\u201d. Ho condiviso l\u2019interrogativo con gli Amici della Casa della Carit\u00e0, di cui io e mia moglie Mariateresa facevamo gi\u00e0 parte e la risposta \u00e8 stata questo nuovo modo di abitare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tre nuclei di case con un appartamento corrispondente per ospitare, vicino ma automo, il proprio figlio con disabilit\u00e0 e cominciare a immergerlo in un tessuto di relazioni che sopravvive alla scomparsa dei genitori. Mariateresa aveva ereditato dai suoi una cascina a duecento metri dalla Casa della Carit\u00e0, nella periferia nord di Milano, e ha scelto di destinare la sua parte al progetto. I lavori sono durati un paio di anni e oggi finalmente \u00e8 ora di entrare. Nel frattempo la vita ha avuto il sopravvento e chi ha collaborato al progetto ha preso altre strade. Luciano e la moglie, per esempio, essendo mancato il figlio non andranno pi\u00f9 a vivere l\u00ec \u00absarebbe riaprire ogni giorno una ferita mai guarita\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 chi, invece, come la famiglia Recalcati ha deciso di donare esperienza, sensibilit\u00e0 e competenze alla causa. Il primo contatto \u00e8 avvenuto tramite Elena, la loro quarta figlia con sindrome di down, che gi\u00e0 conosceva don Virginio. A pap\u00e0 Fabio, che \u00e8 tesoriere dell\u2019associazione, e a mamma Elisabetta, Colmegna ha chiesto di animare anche spiritualmente il luogo. \u00abPerch\u00e9 ci siano legami che precedono l\u2019abitare, che vanno costruiti con una pizzata o un momento di preghiera\u00bb racconta Elisabetta. \u00abDi essere un riferimento spirituale anche con il centro d\u2019ascolto gestito da me, Cristina Sampietro e Carla Gaviraghi; chiamato \u201cTi ascolto per condividere\u201d, dove accogliere e sostenere le fatiche delle famiglie in dialogo costante con le istituzioni e i soggetti in grado di dare risposte\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed Elena? Quando ha visto la cameretta con l\u2019obl\u00f2 \u00e8 rimasta rapita. \u00abMi piacerebbe vivere qui con i miei genitori, vicini ma non insieme. Avere la mia autonomia anche se gi\u00e0 adesso vado a fare la spesa da sola e prendo i mezzi\u00bb. Oltre a essere campionessa nazionale 2017 di Baskin. \u00abSarebbe bello un domani organizzare, con la parrocchia qui vicino di Ges\u00f9 a Nazareth, una giornata conviviale tra normodotati e disabili\u00bb aggiunge mamma Elisabetta. \u00abL\u2019idea futura \u00e8 di un\u2019apertura diurna con laboratori per connettere la vita di Son al territorio. L\u2019auditorium sar\u00e0 il luogo in cui creare momenti di partecipazione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marco pure, 55 anni, che lavora in un hotel della stazione Centrale, sogna il suo abitare futuro l\u00ec con mamma Liliana. \u00abRingrazio don Virginio che mi ha dato il coraggio di andare. Mi piace l\u2019idea che ci siano persone a cui voglio bene con cui invecchiare. Porter\u00f2 i dischi delle opere di lirica, patrimonio di mio padre, di cui sono appassionato. Ma\u2026 non voglio la lavastoviglie e, quando non ci sar\u00e0 pi\u00f9 mia madre, vorrei qualcuno che si occupasse di me\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parola chiave di questo cammino \u201cla speranza\u201d. \u00abUn dono\u00bb spiega don Virginio \u00abche \u00e8 affidato a una comunit\u00e0 di donne, uomini, bambini, che vogliono testimoniare come la comunione tra persone e famiglie &#8211; nel segno della condivisione e della familiarit\u00e0 &#8211; sia una gioia profonda, colma di umanit\u00e0 solidale, di legami, di solidariet\u00e0 vera\u00bb. Son, dunque, sar\u00e0 \u00abuna locanda dove l\u2019operosit\u00e0 della carit\u00e0 si dovr\u00e0 vivere promuovendo incontri, ma anche occasioni quotidiane di amicizia. Protagoniste, le \u201cnostre fragilit\u00e0\u201d. Non sar\u00e0 un luogo dove qualcuno aiuta, ma dove insieme ci si prende cura. Anche le famiglie che vi abiteranno e chi lo frequenter\u00e0 come luogo di incontro e \u201csollievo\u201d si prenderanno cura insieme, aiutandosi nella gioia dell\u2019amicizia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Don Virginio stesso andr\u00e0 l\u00ec a vivere con Davide, che ha preso in affido 36 anni fa. \u00abRicordo il giorno in cui \u00e8 nato, ero l\u00ec con la sua giovanissima mamma. Erano gli anni in cui il cardinale Martini mi mand\u00f2 a Sesto San Giovanni perch\u00e9, nella comunit\u00e0 della Parpagliona, mi occupassi dei pi\u00f9 deboli, dei fragili, dei sofferenti psichici. Ecco perch\u00e9 oggi tornare qui con Son \u00e8 rigenerare un patrimonio culturale e di vita, il mio legame con la disabilit\u00e0. Proprio come comunit\u00e0 decidemmo allora di adottare e crescere Davide\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un rapporto quello con lui \u00abstraordinariamente impegnativo, ma vissuto con tanto affetto. Tra difficolt\u00e0 e crisi mi ha fatto crescere tantissimo anche come prete\u00bb. Oggi \u00e8 Davide che si sente in dovere di ricambiare: \u00abRingrazier\u00f2 per tutta la vita don Virginio che sin da piccolo mi ha sempre sostenuto facendo tantissimi sacrifici per me, pi\u00f9 di un pap\u00e0. Mi sento fortunato perch\u00e9 il suo volermi bene \u00e8 infinito; adesso voglio stargli vicino perch\u00e9 l\u2019et\u00e0 avanza, prendermi cura di lui come lui ha fatto con me\u00bb.<br>Per Davide Son \u00e8 \u00abun sogno grandissimo che si realizza. Venendo ad abitare qui con altre famiglie riusciremo a costruire un rapporto di fiducia reciproca importante; \u00e8 bello viaggiare sui volti della conoscenza: si incontrano persone nuove o rivedi chi gi\u00e0 conosci. Il mio desiderio oggi \u00e8 di aiutare gli altri\u00bb. Al \u201cdopo di noi\u201d non vuole pensare: \u00abSar\u00e0 una sofferenza immensa, ma sono certo che dal cielo mi guarder\u00e0 e continuer\u00e0 a sorridere di questo progetto e della Casa della Carit\u00e0. L\u00ec ha costruito 20 anni di affetti, sguardi, passione: vent\u2019anni di casa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per don Virginio \u00abquesto \u00e8 il tempo delle tenerezza, della sofferenza che ti chiede di aver bisogno degli altri. In questo luogo e in questo tempo faremo anche una grande battaglia sui diritti dei disabili\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel numero di Famiglia Cristiana, in edicola da gioved\u00ec 15 a mercoled\u00ec 21 dicembre, tre pagine dedicate a SON, con immagini e voci di tutti i protagonisti di &#8220;Abitiamo il futuro&#8221;. 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