Durante l’evento conclusivo del progetto “Insieme per progettare la vita”, tenutosi nell’auditorium di SON lo scorso 15 dicembre, Elisabetta e Fabio hanno raccontato la loro esperienza con la loro ultima figlia, una delle beneficiarie del progetto. La loro famiglia fa parte di SON fin dalla sua nascita, Elisabetta è membro del consiglio di amministrazione, mentre Elena sta sperimentando la vita indipendente nella palestra di autonomia in SON.
L’associazione InCerchio, capofila del progetto, ha voluto portare la loro testimonianza come indicatore di successo del progetto stesso.
Questa testimonianza ci ricorda che il vero sostegno non è decidere al posto di qualcuno, ma creare le condizioni perché possa scegliere. È così che nasce il progetto di vita di Elena: dal rispetto, dall’ascolto e dalla convinzione che ogni persona meriti di essere protagonista del proprio futuro.
Quando si parla di autonomia, il rischio più grande è confonderla con i nostri desideri.
“È facile che li interpretiamo come se fossero nostri, chiedendo loro di impostare un progetto di vita che in realtà è nostro, non è loro”, raccontano i genitori di Elena, 26 anni, una giovane donna con sindrome di Down che oggi lavora e sta costruendo il suo percorso verso una vita indipendente.
Il loro racconto è concreto, fatto di scelte quotidiane, di fiducia e di errori che diventano occasioni di crescita. “Non decidere al posto suo: il vero sostegno è creare le condizioni perché possa scegliere.” È questa la chiave che ha guidato ogni passo, dall’asilo nido alla scuola superiore, dai primi viaggi sui mezzi di trasporto di Milano fino ai tirocini lavorativi. Ogni conquista è stata preceduta da dubbi, paure e da quella domanda che ogni genitore si pone: sarà pronta? “Se la famiglia non crede possibile l’autonomia, il percorso si ferma subito”, sottolineano.
Il progetto di vita non è un sogno astratto, ma un sentiero fatto di piccoli traguardi. “Se l’occhio è sempre rivolto alla cima da raggiungere, sembra sempre là e non la tocchi mai. Se invece ci sforziamo di stabilire piccoli traguardi lungo un sentiero che sale lentamente, allora ci sentiamo rinfrancati.” Così Elena ha imparato a muoversi da sola, a gestire il lavoro, a sperimentare momenti di vita indipendente. E i genitori hanno imparato a lasciarla andare, accettando che l’autonomia non significa fare tutto da soli, ma “sapere chiedere aiuto quando serve”.
Questa testimonianza ci ricorda che il progetto di vita è un percorso individuale, che nasce dall’ascolto e dal rispetto. Non è mai troppo presto per iniziare, e non è mai troppo tardi per credere che sia possibile.
Perché dietro ogni autonomia c’è una rete di persone, di fiducia e di scelte condivise. E soprattutto, c’è la consapevolezza che ogni persona merita di essere protagonista della propria storia.
Vogliamo ringraziare fortemente i genitori di Elena che ci hanno regalato questa testimonianza e questa grande lezione.

